Lutto, mancanza, dolore | Quello che ho imparato

Gli ultimi 12 mesi sono stati i più intensi della mia vita e lo saranno anche i 9 a venire ma per due motivi ben diversi. Se i prossimi nove mesi saranno completamente dedicati alla pianificazione del nostro matrimonio, quelli passati mi hanno costretta a diventare adulta e a fronteggiare per la prima volta nella mia vita il dolore, quello vero.

Ad ottobre del 2015 ci hanno comunicato che mio padre, 65 anni, era malato di cancro. Uno di quelli bastardi proprio, uno di quelli che nella scala della bastardaggine si colloca nei gradini più alti: il cancro al pancreas, con metastasi al fegato. Tombola, jackpot, bingo! Quando me l’hanno comunicato ero al lavoro, lavoro iniziato da una settimana con colleghi nuovi e sconosciuti, in un paese che non era il mio e in cui – in quel momento – non avevo neanche un amico. L’ho presa bene, tutto sommato. Mi sono fatta una caragnata (un pianticino), come avrebbe detto il vecchio, poi ho scritto quattro cazzate su facebook e sono tornata a vivere la mia vita. All’inizio è stato facile: esami più approfonditi, pianificazione delle cure, tanti ma e se che tenevano in vita la (mia) speranza. Anche le prime chemio ci sono sembrate una passeggiata; papà aveva un fisico molto forte e ha reagito benissimo a tutte le sedute. Verso febbraio sono iniziate le rotture di coglioni: gonfiori, primi effetti collaterali, il primo ricovero. Ma papà era un osso duro: andava avanti a testa alta senza mai farti credere che stesse soffrendo davvero. Era un attore, papà, e ha recitato la sua parte fino all’ultimo giorno. Credo fosse fine giugno quando ci hanno comunicato che, per alcune complicazioni, avremmo dovuto interrompere la chemio e intervenire chirurgicamente su un’ostruzione alle vie biliari. Altre rotture di coglioni e il secondo ricovero. Credo sia stato a questo punto che le mie speranze hanno cominciato a vacillare, come quelle di chi mi stava vicino. Il 22 luglio, appurato lo stato delle cose dopo l’operazione, ci hanno detto che non c’era più nulla da fare e che a partire dal 25 ci avrebbero mandato a casa i medici della terapia del dolore, per accompagnare papà verso l’ultima (o la prima) tappa del suo viaggio. Il 23 luglio, di mattina, papà è rimasto in contatto con me via whatsapp e mi ha aiutata a scegliere l’abito da sposa: stava bene. Il 23 sera ha iniziato a peggiorare e il 26, alle 22, dopo tre giorni di lotta, ha finalmente chiuso gli occhi. 23 ottobre – 26 luglio: nove mesi e quel bastardo se l’è portato via, ma senza mai cancellargli il sorriso dalla faccia.

Tutto questo racconto altro non è che un preambolo – necessario – al vero motivo per cui ho voluto scrivere questo post. Ci penso da un po’. Quello che voglio raccontarvi non è la malattia o la morte di mio padre ma quello che ho imparato sul dolore e sulla perdita, standogli vicino. Perchè io mi sono trovata spiazzata, disorientata, confusa, e vorrei che queste parole fossero d’aiuto a chi ci è già passato e non si rassegna (non ci si rassegna mai) o a chi ci sta passando e ci passerà.

Ho imparato che nessun dolore è uguale ad un altro e che il dolore per la perdita di un nonno non è neanche lontanamente paragonabile a quello per la perdita di un genitore. No, non lo sapevo e non lo davo per scontato.

Ho imparato che le frasi che nessuno ti vuole dire per non sembrare banale (io ci sono, andrà tutto bene, chiamami) sono le uniche che hai davvero bisogno di sentirti dire ma che se a dirtele sono le persone sbagliate allora diventi una bestia.

Ho imparato che quando soffri hai bisogno che la gente ti chieda come stai, perchè vuoi sfogarti, ma che quando te lo chiedono poi rispondi sempre “benone”. Benone è il mio nuovo stile di vita, roba che prima credo di non averlo mai detto.

Ho imparato che riesco ancora ad essere empatica nei confronti del dolore altrui, ma sono diventata selettiva. Tu soffri, tu no, tu meriti il mio dispiacere, tu no. È una cosa terribile, spero di uscirne presto.

Ho imparato che chi soffre, specialmente all’inizio, diventa cattivo. Io sono diventata cattiva, più del solito. Ho attraversato un periodo (di cui spesso mi trovo addosso gli strascichi) in cui pensavo di poter dire il cazzo che volevo a chiunque, perchè tanto io stavo soffrendo.

Ho imparato che agli sguardi di pena si risponde coi sorrisi: grossi, aperti, sinceri.

Ho imparato che per scatenare i ricordi basta un gesto, una parola, un profumo: in un attimo ti ritrovi a piangere disperato e non sai neanche bene perchè. Ma i più piccoli gesti, le parole più sciocche e i profumi più quotidiani sono quelli che ti fanno sentire vicino la persona che hai perso, in ogni momento.

Ho imparato che per gli oggetti funziona allo stesso modo. Anche l’oggetto più insignificante riesce a farti stare meglio, se tenuto stretto. E quando te lo portano via è come se avessero ucciso il tuo caro di nuovo.

Ho imparato che gli amici ci sono finchè non arriva la morte, poi pensano che tutto si sia risolto e spariscono.

Ho imparato che gli Amici rimangono con te ogni giorno finchè non gli dici che stai meglio, quando davvero stai meglio. E che se sono Amici il loro dolore è grande quanto il tuo, non importa che il padre non fosse il loro.

Ho imparato che il tempo è medico ma che spesso il dolore arriva in ritardo, sbuca fuori all’improvviso, quando pensi di averci già fatto i conti.

Ho imparato che ognuno soffre a suo modo e che mai nella vita bisogna giudicare il modo in cui un’altra persona vive il proprio dolore. Ho imparato che, però, l’aver vissuto il dolore mi fa sentire in diritto di giudicare come lo vivono gli altri. Male male, ci sto lavorando.

Ho imparato che Ludovica Volpi, nata a Milano 26 anni fa, conosce un solo modo per vivere il dolore e sopportarlo: condividerlo. Abbiate pazienza, ma oggi un pezzettino è toccato a voi.

 

Ciao papà, mi manchi!

 

1454937_221279661385484_1314929216_n

It’s a pet thing! | I giocattoli di gomma della Kong

Lavorando in un negozio per animali ho scoperto tutta una serie di cose sulla “vita da cani (e gatti)” che prima non immaginavo. La più vera e importante di tutte è che i cani hanno bisogno di giocare con dei veri e propri giocattoli, principalmente per due motivi: prima di tutto perchè si divertono, povere bestie, e poi perchè altrimenti ti distruggono casa.

Non sto parlando tanto per parlare, purtroppo. La nostra amata Lily, labrador x border collie di 7 mesi, ha mangiato le gambe del tavolo, il pavimento in linoleum e… il muro. Sì sì, il muro. Quello fatto di muro!!! E Lily possiede innumerevoli giocattoli, non pensiate! Tra tutti quelli che possiede però, ce n’è uno indistruttibile e che consiglieremmo a tutti, soprattutto perchè stimola il cane a scoprire, ingegnarsi e fare movimento allo scopo di trovare dei croccantini premio.

Il giocattolo in questione è del brand statunitense Kong, nato grazie all’idea di un bel pastore tedesco che ha depositato in grembo al suo padrone (fondatore dell’azienda) un pezzo di gomma preso da un vecchio furgone. I cani adorano masticare, specialmente la gomma. I giocattoli Kong di cui ci siamo innamorati sono dei “contenitori” per croccantini realizzati in gomma, morbidi ma super resistenti. Il cane, facendo rotolare il Kong, inseguendolo, rigirandolo, mordicchiandolo, riesce ad estrarre i croccantini venendo automaticamente premiato per l’impegno. Esistono Kong adatti a tutte le età: Kong Puppy (per cuccioli), Kong Classic (per cani adulti), Kong Extreme (per masticatori incalliti) e Kong Senori (per cani dai 7/8 anni in su). Ovviamente esistono anche altri giocattoli Kong (sia per cani che per gatti).

Noi siamo partiti da un Kong Puppy e siamo già passati al Kong Extreme perchè Lily ormai svuota quello da cucciola nel giro di 5 minuti (all’inizio ne impiegava 40). La cosa meravigliosa è che i cani adorano i Kong anche quando sono vuoti perchè rimbalzano e rotolano meravigliosamente sia dentro casa che all’esterno. Il materiale, tra l’altro, è facilmente lavabile e i Kong tornano sempre come nuovi!
bgHome1-1300x900

kong

TIP! Per prolungare l’utilizzo del Kong potete riempirlo con croccantini, prosciutto, formaggio, cibo umido e poi congelarlo per qualche ora.

Le ricette di Mamma Giò | Pasta con arcobaleno di verdure

Per questo coloratissimo primo piatto occorrono:

2 zucchine
1 carota
1 costa di sedano
2 pomodori a grappolo
Cipollotto
Mezzo peperone
Basilico
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
Olio evo
Sale, peperoncino (se piace)
Gran fusilli Voiello (o quel che preferite)
Preparate un  soffritto con olio e cipollotto, aggiungete sedano, carota, pomodori tagliati a piccoli dadini, zucchine e peperone a listarelle. Salate e, quando le verdure si sono ben amalgamate, aggiungete il concentrato sciolto in mezzo bicchiere d’acqua calda. Le verdure devono rimanere croccanti. Cuocete la pasta, scolatela (non nello scolapasta, ma con una schiumarola direttamente nella padella con le verdure) spadellate e servite con qualche foglia di basilico fresco. A piacere peperoncino fresco a pezzettini. Ottima anche tiepida per una serata estiva con gli amici!
Buon appetito!
IMG_20160627_093224
IMG_20160627_130703

It’s a pet thing! | La lettiera che si pulisce da sola

Torniamo a parlare di animali e in particolare di gatti. Dopo tre anni di convivenza con due felini possiamo dire di aver provato qualsiasi tipo di lettiera in commercio, dalla più basilare a quella più complicata. Abbiamo iniziato con la classica bacinella scoperta piena di sabbia, salvo poi morire per colpa della puzza; siamo quindi passati alla lettiera coperta senza mai più abbandonarla. Il problema però era sempre “come troviamo un modo per pulire la lettiera spesso ma senza faticare?”.

Gianluca, inventore mancato, ha studiato un sacco di modi per pulire la lettiera, arrivando a costruire complicati setacci fatti di rete metallica e improbabili impalcature che io non sono mai riuscita ad utilizzare. Quando ci siamo trasferiti in Inghilterra, dopo qualche mese passato ad usare una normale lettiera coperta e a pulirla con il solo ausilio della palettina, abbiamo comprato una lettiera composta da due bacinelle ed un setaccio incorporato, pesantissima ma facile da pulire.

ZD0190001562

Ma noi siamo pigrissimi e anche questa soluzione non faceva al caso nostro. Dopo mesi di riflessione ci siamo decisi e abbiamo investito una discreta quantità di vile danaro in una lettiera che… si pulisce (quasi) da sola!!!! Su Amazon abbiamo trovato diverse alternative (tra cui una che davvero si pulisce senza il bisogno di intervento umano ma che costa una fucilata) e alla fine ci siamo orientati sulla SmartSift della CatIt Design.

71-y9BUEcEL._SL1500_

Le recensioni non erano tutte concordi ma alla fine ne abbiamo trovata una che ci ha convinti una volta per tutte. Questa lettiera, infatti, non è perfetta ma qualsiasi critica si possa muovere a suo sfavore viene pareggiata da un vantaggio che è sempre lo stesso: il tempo impiegato per pulire questa lettiera è di circa 5 secondi netti AL GIORNO. Basta abbassare una leva che si trova sul lato e la lettiera si capovolge facendo cadere la sabbia pulita in uno scomparto “protetto” e la sabbia sporca in un cassettino che poi si estrae e si svuota nel bidone della spazzatura. Rimettendo la leva nella posizione corretta la sabbia pulita torna nella bacinella, pronta per essere utilizzata di nuovo.

Analizziamo per un minuto i pro e i contro.

CONTRO: è molto ingombrante e difficilmente si può “nascondere”. Per altro non è neanche un bijoux a livello estetico mentre ci sono lettiere in commercio molto minimal e dal design accattivante. La sabbia bagnata tende ad incrostarsi sul fondo e a restare lì anche durante la fase di capovolgimento della lettiera. Per questo problema basta utilizzare una palettina e scrostare la sabbia, che cadrà insieme al resto dello sporco nel cassettino apposito.

PRO: sicuramente il fatto che possa essere pulita con facilità tutti i giorni. Fino al mese scorso noi pulivamo la lettiera solo due volte alla settimana, e controvoglia. Ora la nostra lettiera è sempre pulitissima e i nostri gatti sono molto più felici di farsi un giretto… alla toilette! Il fatto che sia molto alta, tra l’altro, aiuta ad evitare che sul pavimento attorno alla lettiera si crei una piccola spiaggia di sassolini (che il nostro cane, per altro, ama spazzolare via come aperitivo).

I contro possono sembrare più dei pro ma noi siamo così innamorati di questa lettiera che non la cambieremmo per niente al mondo. Curiosi di vederla in azione? Ecco il video tutorial che abbiamo studiato anche noi prima di comprarla!

 

Le ricette di Mamma Giò | Focaccia pugliese alla… comesc ( come esce, esce)

Il titolo e’ preso in prestito da Anna Rosellini, la nostra parrucchiera di fiducia, che tutte le volte ci fa la piega alla “comesc esc!”

Ingredienti

100 gr semola di grano duro

Mezzo cubetto scarso di lievito
2 cucchiai di olio evo
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaio scarso di sale
150ml di acqua tiepida
Procedimento
Far sciogliere il lievito in un goccio di acqua, mettere tutti gli ingredienti nella planetaria e lavorare fino ad ottenere un impasto liscio e morbido. Far  lievitare per almeno 2 ore l’impasto in una ciotola ben oleata e coperta. Stendere l’impasto nella teglia, mettere pomodorini, olive, origano, un filo d’olio e far lievitare ancora per mezz’ora. Infornare a 200 gradi per 20/25  minuti.
Buon appetito!
1e2f81a5-fa77-4160-b9d8-5c4b4dd7a699

Le ricette di Mamma Giò | Dolcezze nel bicchiere

Se la prospettiva per la serata è un invito a casa di amici, perché comprare un dolce quando potete divertirvi e creare una golosità con la vostra fantasia? Sarà sicuramente più apprezzato e voi vi sentirete felici e gratificati!

 

Ingredienti

Dosi per 10 bicchierini
300 gr di yogurt greco bianco
300 gr di ricotta
2 cucchiai di miele di acacia o comunque molto neutro
crema di nocciole
una confezione di frutti di bosco freschi
1 cucchiaio di zucchero
Gocce di meringa o meringhette sbriciolate
Granella di pistacchio
Procedimento
In una casseruola porre i frutti di bosco (lasciarne qualcuno a parte per la guarnizione) e lo zucchero e lasciar cuocere per circa 10 minuti, poi filtrare tutto in un colino aiutandosi con un cucchiaio schiacciando bene la polpa in modo che rimangano solo i semi dei frutti. Porre il succo filtrato in un pentolino aggiungendo un cucchiaino di maizena o di farina e riaccendere il fuoco fino ad addensamento. Riempire per 1/4 i bicchierini (5) e porre in frigo per circa 20 minuti. Riempire sempre per 1/4 gli altri bicchierini con la crema di nocciole, sbriciolare qualche meringhetta e porre in frigorifero. Preparare la crema con yogurt ricotta e miele, inserire il composto in una sac a poche e ultimare con il composto i 10 bicchierini. Guarnire con la frutta rimasta i bicchierini ai frutti di bosco e con la granella di pistacchio quelli alla crema di nocciole . Riporre in frigorifero fino a consumazione.
Buon appetito!
a0cd3d9f-ef1b-4884-a3ad-7e8eec3a6e02
ab379168-a5fe-4f99-b373-a01fdccbbe53

Le ricette di Mamma Giò | Risottino in verde

Oggi cuciniamo un piatto tipicamente nordico, rigorosamente con prodotti di stagione freschi, profumati e di un bellissimo colore verde!

Ingredienti per 2 persone 
140 gr di riso (io uso sempre il Carnaroli)
2 zucchine
Una manciata di fave , fagiolini e piselli freschi
Cipollotto o scalogno
Prezzemolo fresco qb
Olio evo
Brodo vegetale(con verdure fresche)
2 cucchiai di ricotta o robiola
Sale e pepe
Procedimento
Preparare il brodo  vegetale. Scottare per 15 minuti le fave e i piselli in acqua salata, scolarli e una volta raffreddati, togliere la pellicina alle fave. Tagliare le zucchine a striscioline e i fagiolini a cubetti, farli soffriggere con il cipollotto o lo scalogno e lascia cuocere per  10 minuti aiutandosi con um mestolino di brodo vegetale. Aggiungere il riso, sfumare con un goccio di vino bianco e portare a cottura aggiungendo le fave e i piselli. Regolare di sale e pepe. Servire con il trito di prezzemolo fresco e impiattare adagiando nel mezzo due quenelle di ricotta (io ho usato quella di bufala). A piacere una manciata di parmigiano.
Buon appetito!
e7520265-7029-4311-a794-575bf0c6a3f0