Gravidanza | Quello che non ti hanno mai raccontato

[Disclaimer: in tutti i post sulla gravidanza che leggerete qui si parla della MIA personale esperienza che non sarà mai uguale a quella di un’altra donna. Non troverete verità scientifiche ma solo il racconto delle mie sensazioni.]

Nausee, aumento del seno, olfatto da segugio, stanchezza cronica sono alcuni sintomi piuttosto famosi della gravidanza, quel “periodo magico” (ci torneremo…) della durata di nove mesi durante il quale il corpo della donna si modifica e si adatta ad un corpicino più piccolo – ma decisamente prepotente – che cresce e si prepara a venire al mondo. Ma sono questi gli unici sintomi? O c’è qualcosa che le tue amiche non ti hanno mai raccontato?

Durante le prime settimane di gravidanza mi sono accorta di alcuni cambiamenti nel mio corpo che pensavo di notare solo io e, non potendo confrontarmi con le amiche mamme perchè BB era ancora un piccolo segreto, mi sono documentata come potevo tra libri sulla gravidanza e articoli online. Girovagando sul web mi sono imbattuta in moltissime esperienze simili alla mia e ho capito che quegli strani sintomi che avvertivo erano perfettamente normali ma un po’… imbarazzanti. Sarà questo il motivo per cui nessuno ne parla? Ci penso io! Diamo il via all’elenco di tutte quelle cose sulla gravidanza che non ci hanno mai detto!

Quindici anni, quasi sedici, è una gran bella età…

Sì, ma quando ce l’hai per davvero! Una delle gioie dell’incintite (che è la mia personale versione di gravidanza) è tornare ad avere la pelle di una quindicenne: acne, acne come se piovesse! Sulla fronte, sul mento, sulla schiena, sul seno, sul collo, nessun centimetro del mio corpo è stato risparmiato da questa eruzione. Come per tutti gli altri sintomi della gravidanza anche l’acne è causata dagli ormoni che, fin dal momento del concepimento, esplodono nel corpo della donna per prepararla all’arrivo del bambino. Che culo eh?

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Cugino Itt

Sono certa che moltissime amiche mamme vi abbiano raccontato con occhi sognanti di quei nove mesi durante i quali i loro capelli crescevano più rapidi di quelli di Raperonzolo. Ma vi hanno raccontato che lo stesso accade con i peli?? Eh sì mie care, preparatevi a trasformarvi in Cugino Itt in men che non si dica! La colpa, ça va sans dire, è degli ormoni.

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Jennifer Aninston, SCANSATE!

La stupenda Rachel di Friends era famosissima per due motivi: il suo iconico taglio di capelli e i suoi capezzoli… disinibiti! Sempre in bella vista, pronti a spuntar fuori ad ogni passo. Anche le donne in gravidanza soffrono di questo simpatico disturbo dovuto alla prolattina, un ormone che viene prodotto fin dalle prime settimane per raggiungere l’apice durante l’allattamento. Tutto il seno cambia, durante i nove mesi, ma capezzoli e areole sono le zone che subiscono il maggior cambiamento, spesso causando dolori ed irritazioni da sfregamento; per aiutare la zona ad ammorbidirsi si possono usare olii come quello d’oliva (il meno efficace), mandorla (sotto controllo medico) o jojoba (apparentemente il più utile). Io ho trovato un po’ di sollievo anche inserendo nel reggiseno (mai troppo stretto!) due dischetti di cotone.

Gusto e olfatto questi sconosciuti

Se fino a ieri il profumo di carne alla brace vi faceva impazzire ora preparatevi a correre in bagno al primo sentore: gli odori e i sapori percepiti da una donna incinta sono totalmente diversi da come li ricordavate! Durante i primi tre mesi io non potevo avvicinarmi alla cucina nè mentre Gianluca preparava la cena (cosa che io non riuscivo assolutamente a fare!) nè mentre il frigorifero era aperto pena una lunga serie di conati poco simpatici. Anche il sapore di certi cibi e specialmente dell’acqua si è modificato e sentivo sempre in bocca un sapore metallico, simile a quello del sangue: questo disturbo, che comunque è scomparso con il quarto mese, l’ho risolto utilizzando il dentifricio Parodontax dietro consiglio dell’ostetrica. Il sapore è disgustoso ma il suo essere salato aiuta a rimuovere quel retrogusto metallico perenne. E se tutto questo non bastasse sappiate che le gengive sanguineranno senza alcun motivo apparente e che avrete una salivazione degna di un San Bernardo.

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Ma il ciclo non doveva sparire????

Sì, tranquille, niente ciclo per nove mesi, è tutto vero! C’è però un altro simpatico sintomo dell’incintite che nessuno mi aveva mai raccontato ed è il provare i dolori mestruali per giorni e giorni di fila senza, ovviamente, stare avendo il ciclo. Perchè? Fin dalle primissime settimane l’utero comincia ad ingrandirsi, facendosi largo fra tutti gli altri organi e prendendosi lo spazio necessario. L’intestino, inoltre, lavora molto più lentamente creando costipazione e aria nella pancia. Questo causa dei crampi molto simili a quelli mestruali che, però, non devono assolutamente farvi preoccupare! Come sempre, comunque, al primo timore è meglio chiamare il proprio medico perchè è meglio una domanda stupida che un dubbio in più.

L’anima di una ragazzina nel corpo di un’ottantenne

Se l’euforia della gravidanza vi farà sentire leggere come farfalline ci penserà il vostro corpo a farvi tornare coi piedi per terra. Piccoli acciacchi e dolori sparsi vi apriranno una finestra sul vostro futuro da ottantenni. Il nervo sciatico, che fino a sei mesi fa per me poteva pure trovarsi nel naso, si farà sentire con tanta prepotenza da costringervi a cambiare qualche piccola abitudine. Mal di pancia, mal di testa, mal di schiena, nausee e fastidi saranno i vostri compagni di viaggio durante questa “magica” avventura!

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Insomma, una passeggiata di salute no? E voi avete sperimentato le gioie di tutti questi sintomi sconosciuti o siete state tra le fortunelle che vivono la gravidanza come uno stato di grazia?! Raccontamelo!

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Baby Bubi | Il nostro primo trimestre insieme

[Disclaimer: in tutti i post sulla gravidanza che leggerete qui si parla della MIA personale esperienza che non sarà mai uguale a quella di un’altra donna. Non troverete verità scientifiche ma solo il racconto delle mie sensazioni.]

Ora che l’ho superato a pieni voti mi sento finalmente libera di condividere le innumerevoli rotture di CENSURED che hanno accompagnato il mio primo trimestre di gravidanza. Chi mi conosce sa che soffro di una leggera dipendenza da social network ed è stato difficilissimo per me non sbandierare ai quattro venti tutto il disagio che i primi tre mesi di incintite hanno portato con sè.

Volendo mantenere alto il morale di questo post inizierò col parlare di alcune cose positive del primo trimestre

  1. è finito
  2. scopri di essere incinta che sei già di circa 4 settimane quindi di mesi effettivi – nel primo trimestre – te ne restano solo due

Fine delle cose positive! Ovviamente si parla della mia esperienza: per moltissime donne i primi tre mesi sono una passeggiata di salute e anche per me, alla fine, sono stati mesi duri ma non caratterizzati da gravi problemi, per fortuna!

Iniziamo parlando delle meravigliose nausee. Qualcuno mi deve spiegare per quale motivo le chiamano “nausee mattutine” quando la verità è che ti attanagliano tutto il giorno senza alcuna distinzione d’orario. Ah, che fatica! Purtroppo io ne ho sofferto tutto luglio e tutto agosto in modo abbastanza violento e ho avuto anche diversi episodi di vomito che però, fortunatamente, non hanno nulla a che vedere con la “regal” (ne soffre Kate Middleton, povera stella) iperemesi gravidica, mooolto più grave ed invalidante. Se nel suo caso la soluzione è il ricovero, per le nausee di noi comuni mortali ci sono altri trucchi da provare che possono funzionare o meno

  • caramelle/tisane/cicche allo zenzero: un vero toccasana per moltissime mamme in attesa – con me non hanno funzionato
  • braccialetti anti nausea: applicano una leggera pressione sui polsi e possono, in alcuni casi, alleviare la sensazione – con me non hanno funzionato
  • evitare i pasti principali e fare tanti piccolissimi pasti ravvicinati, per evitare di restare a stomaco vuoto amplificando la sensazione di nausea – con me funzionava a volte sì, a volte no. Purtroppo a me la nausea aveva tolto qualsiasi appetito e la paura di rimettere era così grande che preferivo non mangiare peggiorando la situazione
  • assumere liquidi “per vie traverse”: poichè bere acqua con la nausea spesso fa più male che bene si può ingannare il corpo assumendo liquidi tramite ghiaccioli alla frutta o succhiando direttamente dei cubetti di ghiaccio
  • bere Coca Cola gelata: sono certa che la mia dipendenza da Coca Cola abbia giocato un suo ruolo ma questo è l’unico metodo anti nausea che con me ha davvero funzionato. Oltre a calmare la nausea tutto il gas contenuto nella bibita mi faceva anche sentire sazia per qualche ora e leggermente più in forze

Complici le nausee ho passato i mesi di luglio e agosto quasi sempre a letto, tranne per la settimana che ci siamo presi per andare al mare dove, comunque, non ero al massimo delle forze. Ma c’è un altro motivo che mi ha portata a non alzarmi quasi mai: una stanchezza COSMICA e mai provata prima. Anche in questo caso parliamo della mia esperienza! Molte donne non avvertono questa stanchezza o riescono a combatterla ma nel mio caso, in combo con la nausea e il caldo infernale, è stato quasi impossibile. Obbligate la vostra metà a trascinarvi fuori dal letto e poi fuori casa, magari in mezzo a gente che non sa della gravidanza e con cui dovete quindi recitare la parte della persona normale: questo è un grande aiuto anche se il giorno dopo sarete di nuovo uno straccetto ambulante.

E sulla necessità di andare in bagno ogni 10 minuti cosa vogliamo dire? Purtroppo questo fastidio, nel mio caso, sta proseguendo anche durante il secondo trimestre ed è qualcosa con cui, ormai, ho imparato a convivere anche perchè non ci sono rimedi della nonna che (trat)tengano!

Anche il dover tenere il segreto con tutti per me è stato particolarmente faticoso, ma di questo vi parlerò presto in un altro post. E voi, avete superato indenni il terribile primo trimestre?!

HoneyBubis | San Francisco

La prima tappa del nostro viaggio di nozze è stata San Francisco, la città più europea degli States – dicono. Appena atterrati ci siamo diretti verso quella che sarebbe stata la nostra casa per tre giorni, l’Hotel Vertigo. Il tempo di poggiare le valigie e via verso un primo giro di ricognizione in cerca di un posto in cui cenare, curiosando tra le vie intorno all’albergo che si trovava a circa 10 minuti a piedi da Union Square, la piazza principale della città. Dopo aver rischiato di crollare con la faccia nel piatto – in USA erano le 19 ma in Italia tutti dormivano da mooolte ore – siamo tornati in camera per doccia e nanna attraversando la piazza in festa per la vittoria dei Golden State Warriors, campioni 2017 del NBA.

Giorno 1

Il primo giorno completo lo abbiamo dedicato a scoprire la città, seguendo i consigli di chi l’aveva visitata prima di noi. Di prima mattina siamo andati in Union Square dove abbiamo comprato i biglietti per l’hop on hop off, un bus a due piani che gira tutta la città fermandosi nei punti di maggiore interesse: si può scendere e salire quante volte si vuole e visitare così diverse aree. A noi è piaciuto molto stare all’aperto al piano di sopra e vedere tutta la città dall’alto, mentre il bus compiva il suo giro. La prima tappa è stato il Fisherman’s Wharf, la zona del porto di cui fa parte il famosissimo Pier 39. Passeggiare per il Pier, salutare i leoni marini, curiosare tra i negozietti del porto ci ha portato via tutta la mattina e parte del pomeriggio ma ne è valsa assolutamente la pena. Questa è la zona di San Francisco che abbiamo amato di più. Da non perdere il negozio che vende solo articoli per persone mancine!

Nel pomeriggio, dopo un pranzetto a base di pesce in un baracchino di street food nella zona del porto, abbiamo ripreso il bus e abbiamo attraversato il Golden Gate Bridge: felpa, sciarpa e cappello non sono bastati a ripararci dal freddo polare causato dal vento che c’è sul ponte nonostante il sole! Arrivati dall’altra parte siamo scesi e ci siamo goduti il panorama su San Francisco e sul celebre ponte. Tornando verso Union Square siamo entrati nel Golden Gate Park (da vedere il Japanese Tea Garden, il giardino giapponese più antico degli Stati Uniti, che noi purtroppo non abbiamo visto!) e abbiamo attraversato altre zone della città in cui, però, non abbiamo sostato, come China Town.

La sera abbiamo preferito non uscire (San Francisco purtroppo ci è parsa una città poco sicura!) e abbiamo cenato in camera così come abbiamo fatto per tutto il resto della vacanza fino ai Caraibi: mangiare male spendendo cifre da capogiro non ci è sembrata una scelta intelligente e abbiamo quindi optato per risparmiare qualche soldino in vista di NYC mangiando insalate, formaggi e frutta comprati al supermercato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorno 2

Come da programma il 14 giugno ci aspettava la visita ad Alcatraz, la prigione più famosa del mondo dopo Azkaban (se sei un Babbano e non hai colto la citazione sei pregato di studiare e tornare più tardi). Il traghetto è partito dal Pier 33 e in pochi minuti ci ha lasciati sull’isola, dove siamo stati accolti da una guida. La visita, in realtà, è libera ma la guida è disponibile per rispondere a domande e per segnalare i punti di maggiore interesse: non solo la prigione, infatti, merita di essere visitata ma anche l’isola vera e propria, ricca di piante e animali che nella baia di San Francisco hanno trovato il loro habitat naturale. Dopo una breve passeggiata in salita si raggiunge la prigione e si può iniziare la visita con l’audioguida. La nostra era compresa nel biglietto ma se così non fosse vi consigliamo caldamente di prenderla a parte: la spiegazione (in molte lingue diverse tra cui l’italiano) è precisa e approfondita. Indugiate sulla terrazza fuori dalla prigione e godetevi la vista mozzafiato sulla baia e sul Golden Gate Bridge, soprattutto se riuscite a trovare un posticino dove sedervi e riposare le stanche membra!

Terminata la visita alla prigione, molto toccante, e all’isola abbiamo ripreso il traghetto e siamo tornati nella zona dei Pier dove ci siamo concessi un pranzo dal celeberrimo Bubba Gump, ristorante di pesce ispirato a quello del film Forrest Gump: il cibo non è niente di speciale ma l’atmosfera vale l’esperienza! Dopo un’altra passeggiata al porto siamo tornati verso l’albergo dove abbiamo iniziato a preparare le valigie per il giorno successivo, pronti per una nuova avventura.

Giorno 3

Dopo colazione siamo andati a ritirare l’auto che avevamo prenotato per iniziare il giro dei parchi e ne abbiamo approfittato per fare un’ultima tappa all’interno di San Francisco: Lombard Street, la via più bella del mondo, che non eravamo riusciti a vedere nel nostro giro sull’hop on hop off. Lasciata Lombard Street siamo partiti verso una nuova avventura, ci aspettava lo Yosemite National Park, di cui parleremo nella prossima puntata!

Aggiungi un posto a tavola | Baby Bubi in arrivo!

Ebbene sì, la famiglia si allarga! Questa volta nessun gatto nè cuccioli di cane, siamo davvero in attesa del primo erede di Casa Bubis, già soprannominato Baby Bubi (BB per gli amici) – chè “fagiolino” è troppo mainstream.

Galeotto fu lo Yosemite National Park, un paradiso di monti, cascate e alberi secolari che ha fatto da cornice all’arrivo di questo microbo. Sì, come nella più banale storia d’amore siamo tornati in tre dal viaggio di nozze! Lo abbiamo scoperto tra i grattacieli della Grande Mela l’ultimo giorno della luna di miele, in una mattinata piena di pioggia e grigiume, coronando degnamente il primo vero viaggio della nostra vita.

Segnali ne avevamo ricevuti parecchi già dopo i primi giorni dal concepimento (sonno e affaticamento si sono fatti sentire subito) ma ovviamente avevamo dato la colpa alla stanchezza e alle temperature infernali. Il primo vero sospetto ci è venuto mentre eravamo ad Antigua, quella sera in cui ho avuto centordici conati di vomito per colpa di un disgustoso odore dolciastro non meglio identificato che arrivava a zaffate al nostro tavolo con intervalli regolari. Due test positivi hanno, qualche giorno dopo, confermato la teoria: eravamo, e siamo, in tre!

Sono già passate innumerevoli settimane, sono a due giorni dall’ingresso nel quinto mese e qui, per ora, tutto procede per il meglio. Ma non è stato così, all’inizio! Io che non riesco a tenere segreto neanche il numero di volte in cui faccio la pipì, come avrò fatto a tenere la bocca chiusa con amici e parenti? Avrò superato indenne il primo trimestre? Saranno vere tutte le leggende su nausee mattutine e olfatto da segugio? Non vi resta che continuare a seguirci qui su Casa Bubis, dove terremo un diario aggiornatissimo di questa nuova grande avventura. E se anche voi siete ripiene di cellule non vostre… raccontateci come sta andando!

#WeddingBubis | Il nostro matrimonio dalla A alla Z pt 2

N – Nani

Come a quasi tutti i matrimoni anche al nostro erano stati invitati molti bambini che, nella pratica, si sono ridotti a una decina. Non potendoci permettere un’animazione a loro dedicata ma volendo “sollevare” i genitori dal doverli intrattenere tutto il tempo senza godersi la giornata abbiamo pensato di realizzare per i più piccoli delle piccole Wedding Bag piene di piccoli giochi, che abbiamo sistemato in una sala apposita della villa. Dentro a dei semplici sacchetti di carta, decorati con il nome del bambino e tanti adesivi, abbiamo inserito: un pacchettino di matite colorate, un piccolo blocco da colorare, una maschera a forma di animale, una racchetta con pallina, delle bolle di sapone e un libro da disegno con o senza adesivi e scritte, a seconda dell’età. A parte i libri tutto il materiale è stato acquistato su Amazon, dove si trovano tantissime idee per riempire sacchettini per matrimoni o feste di compleanno.

O – Orari

La celebrazione del matrimonio ha avuto inizio alle 17.30 perchè, essendo il rito civile molto breve e celebrato direttamente in location, non volevamo mettere i nostri ospiti a tavola con le galline. Poichè la festa è entrata nel vivo solo verso mezzanotte (dopo il taglio della torta e l’esibizione di Gianluca con la sua band) e il termine era previsto per l’una, abbiamo deciso di prolungare il contratto per un’altra ora pagando una cifra aggiuntiva. Ne è valsa assolutamente la pena!

P – Partecipazioni

Le nostre partecipazioni, identiche ad alcune che avevo trovato su un giornale inglese per spose, sono state realizzate e stampate dalla Tipografia Pesatori a partire dalla foto che ho scattato io alla pagina di giornale. Prima di arrivare a quelle definitive io e Gianluca abbiamo vagliato diverse opzioni tra cui quella di regalare a tutti una tavoletta di cioccolato contenente il biglietto d’oro di Willy Wonka. Purtroppo ci siamo dovuti fermare davanti al rischio di consegnare partecipazioni sciolte ma quelle che abbiamo scelto alla fine sono comunque perfette per noi!

Q – Quanto

Svisceriamo un argomento succoso. Quanto ci è costato questo matrimonio e come abbiamo stabilito un budget per ogni voce nell’elenco di cose da pagare? In principio abbiamo fissato un budget totale di 10mila € a testa, comprensivi degli eventuali aiuti che avremmo potuto ricevere dalle nostre famiglie, poi abbiamo creato un file excel (su tutta la parte informatica ovviamente Gianluca l’ha fatta da padrone) e abbiamo inserito tutte le voci che avrebbero avuto un costo: cena, spese burocratiche, fiori, fotografo, musicisti, bomboniere, partecipazioni, regali per i testimoni, allestimenti vari, giochi per i bambini, confetti, SIAE, camere d’albergo. Accanto ad ogni voce abbiamo quindi inserito quattro colonne: budget, costo, pagato, da pagare. I budget parziali li abbiamo stabiliti in base a preventivi, esperienze di amici e forum online; il costo è la cifra che ci è stata effettivamente chiesta/che abbiamo speso; le ultime due colonne ci sono servite per tenere sempre sotto controllo caparre, saldi e debiti. Il file ci è anche servito per fare qualche cambio di direzione durante il percorso: poichè, ad esempio, abbiamo speso molto meno del previsto per bomboniere e regali dei testimoni e le partecipazioni sono state un regalo di due carissimi amici, abbiamo potuto aggiustare il tiro sui fiori che, invece, ci sono costati più del previsto. Ogni voce è stata evidenziata in verde se abbiamo risparmiato, in giallo se abbiamo speso la cifra preventivata e in rosso se abbiamo sforato. Alla fine, dei 20mila € previsti ne abbiamo spesi poco più di 18 senza rinunciare a niente! Vorrei potervi dire anche le cifre singole ma, come ho tristemente scoperto spalmando l’organizzazione del matrimonio su due anni diversi, queste cambiano continuamente, di solito andando ad aumentare. BTW, se avete domande più specifiche, scriveteci!

R – Raperonzolo

A rendermi presentabile e praticamente identica a Raperonzolo ci hanno pensato Antonio e Veronica di Bellifuori, un salone di Milano. Insieme, con tanta pazienza, abbiamo ideato il look perfetto per me, il mio abito e il mio grande giorno. Una treccia morbidissima e piena di fiori e un trucco sui toni del fucsia mi hanno trasformata in una raffinatissima sposa per niente convenzionale. La scelta della treccia e del trucco fucsia non piacevano nè ad Antonio nè a Veronica e probabilmente, se fossero state persone meno professionali, avrebbero provato a farmi cambiare idea. La loro professionalità invece è emersa proprio nel momento in cui hanno fatto di tutto per farmi sentire bella, a mio agio, felice di andare incontro al mio futuro marito proprio come mi ero sempre immaginata!

S – Scarpe

Nel caso in cui non lo sapeste io sono fatta male. I miei reggiseni sono tutti coppa G (sì, esiste) e le mie scarpe numero 34. Cenerentola bassa e tettona, insomma. Questo mi ha penalizzata, ovviamente, anche il giorno del matrimonio, condizionando alcune scelte. L’abito doveva essere completamente di pizzo anche sulla schiena ma, per nascondere il reggiseno senza il quale non posso uscire di casa, lo abbiamo dovuto far steccare e foderare e anche trovare le scarpe perfette sembrava impresa ardua. Avendo un abito corto avevo deciso di giocarmi tutto con un paio di scarpe che lasciassero chiunque a bocca aperta e ci sono riuscita grazie alle meravigliose Dadaumpa. Federica e Luana sono due carissime amiche che, da qualche tempo, hanno iniziato a realizzare (con l’aiuto di artigiani abruzzesi) scarpe da ballo personalizzate al 100%. In neanche un’ora con loro ho scelto di accostare il davanti di un paio di scarpe al retro di un altro con il tacco di un altro ancora. Il colore e la stoffa li ho scelti da un campionario praticamente infinito di sete, ecopelli, tessuti glitterati e stampati. Raso rosa sul davanti, glitter rosa per tutto il tallone e il tacco: adoro! La pianta della scarpa è in memory foam, morbida e comodissima, e ho scelto la suola in cuoio che ha trasformato subito un paio di scarpe da ballo in un paio di scarpe da sposa. “Scarpe su misura??? Ma quanto le hai pagate??!?!” 110€, compreso il tempo di qualità trascorso con Federica e Luana! Per non sbagliare ne ho fatto fare un paio anche alla mia migliore amica, anche lei dal piedino fatato, secondo le sue preferenze. Io non le toglierei MAI!

T – Tableau

Sui nomi da dare ai nostri tavoli e su come realizzare il tableau abbiamo avuto pochissimi dubbi. Noi ci siamo conosciuti nel 2008 in un paesino della riviera romagnola che si chiama Viserbella e lì, sette anni dopo, Gianluca mi ha fatto la sua proposta di matrimonio: i nomi dei tavoli non potevano essere altro che i luoghi simbolo delle nostre estati, delle nostre vacanze, del nostro amore. Il tableau, visto su Pinterest, è stato realizzato da noi due con una vecchia valigia, un po’ di spago, qualche chiodo e un po’ di oggetti di recupero.

U – Unicità

Come sicuramente avete già intuito da qualche immagine, nel nostro matrimonio c’è stato molto fai-da-te e molta voglia di rendere unico e personale ogni dettaglio. Molte decorazioni le ho realizzate io la sera, dopo cena, con certosina pazienza e fiumi di colla a caldo! Al posto delle classiche lanterne abbiamo optato per oltre 150 vasetti di vetro (ovviamente riciclati) decorati a mano con all’interno una candela, invece dei conetti di riso abbiamo personalizzato quasi 200 bolle di sapone, in sostituzione ai classici applausi abbiamo chiesto ai nostri ospiti di far suonare dei campanelli al momento del sì, tutti e 100 realizzati completamente a mano. Il tableau, il guest book, le bomboniere, i segna tavolo disegnati dalla mia amica Cecilia, tutto era personalizzato al 100% e questo ha reso il nostro matrimonio davvero unico!

V – Villa Suardi

Veniamo ora alla location che ha ospitato questa giornata incredibile, alla cornice di questo bellissimo evento: Villa Suardi a Trescore Balneario (BG). Anche in questo caso la scelta è stata facile, perchè i Bubis hanno le idee molto chiare. Decisi a perdere meno tempo possibile in assaggi vari e preventivi dubbi ci siamo affidati anche per il catering e l’allestimento generico all’azienda che ha accompagnato mio fratello nel suo grande giorno, la Longhi Banqueting. Un servizio estremamente professionale, personale preparato e disponibile, allestimenti (quasi sempre) eleganti e discreti e una cucina eccezionale, che avevamo già potuto provare al matrimonio di Lorenzo, ci hanno indirizzati verso la Longhi a occhi chiusi. Tra le numerose location in gestione all’azienda ne abbiamo visitate due, le uniche che avessero la possibilità di celebrare in loco una cerimonia civile valida a tutti gli effetti e che potessero contenere il nostro numero di invitati. Villa Suardi ci ha colpiti dritti al cuore in un gelido 29 dicembre e ci è subito parso chiaro che a giugno sarebbe stata un sogno: l’immenso parco, la zona per l’aperitivo all’aperto, il patio in cui cenare al coperto ma con vista mozzafiato erano proprio come li avevamo immaginati! Anche l’interno ci ha lasciati a bocca aperta e nel giro di una settimana, con un anno e mezzo di anticipo, abbiamo bloccato la data certi di aver fatto la scelta giusta. A voi il giudizio finale!

Z – Zero rimpianti

Questo è il vero motto del nostro matrimonio, l’ingrediente segreto per una giornata indimenticabile! Come in ogni matrimonio ci sono stati piccoli dettagli andati storti, ospiti brontoloni, sporadici commenti negativi MA per noi tutto è stato assolutamente perfetto! Tenete a mente che il matrimonio è il vostro, che i ricordi di quella giornata vi accompagneranno per tutta la vita e che per nulla al mondo vorrete ricordarvi di quel giorno come di quello in cui qualcun’altro ha scelto per voi o in cui avreste preferito fare in un altro modo. GODETEVELA!

#WeddingBubis | Il nostro matrimonio dalla A alla Z pt 1

Finalmente, dopo due anni di preparativi, il 10 giugno 2017 i Bubis si sono sposati! È stata una giornata incredibile, piena di emozioni, sorrisi, amore. Ma come ci siamo arrivati? Come abbiamo pianificato questo matrimonio dei sogni? Vi racconto tutto in questo post! Ecco a voi il nostro matrimonio dalla A alla Z!

A – Abiti

Il mio abito, rigorosamente corto e su misura, è di Nadia Manzato, giovanissima stilista che lavora in un atelier da favola insieme alla sua mamma, sarta di abiti da sposa. Nadia e Carmen mi hanno conquistata al primo incontro e, provati solo sei abiti, alla fine ho scelto il primo – amore a prima vista. Un paio di piccole modifiche lo hanno reso perfetto per il mio fisico non proprio longilineo! L’abito di Gianluca arriva dalla Sartoria Deplano mentre la camicia è della Camiceria Turri. La scelta di avere entrambi un abito su misura (e non riadattato, come accade in molti atelier più grossi e famosi) è stata azzeccatissima: per tutta la durata del matrimonio siamo stati perfettamente a nostro agio, comodi ma sopratutto bellissimi!

B – Bomboniere

La scelta delle bomboniere è sempre una gran rottura, lo abbiamo capito leggendo forum, siti, parlando con amici e mettendoci dietro alla scelta in prima persona. Poichè all’inizio dell’organizzazione di questo matrimonio vivevamo ancora in UK ci risultava molto più facile comprarle lì e abbiamo pensato a qualcosa di tipico. Dopo aver accarezzato l’idea di regalare dei tè prodotti in Cornovaglia ci siamo orientati verso un oggetto sicuramente più classico al quale, però, abbiamo dato il famoso “tocco Bubis”: tazze da tè Bone China – tipica ceramica utilizzata per le tazze inglesi – acquistate, invece che in un negozio iper raffinato, in tanti piccoli charity shop della zona. La confezione è stata fatta con sacchetti del pane decorati con un timbro personalizzato con i nostri nomi e un semplice fiocco verde, colore del nostro matrimonio. All’interno gli invitati hanno trovato questa spiegazione:

Questa è una tipica tazza da tè inglese, acquistata in un charity shop di Saltash o Plymouth in Inghilterra. Chiunque può donare abiti e oggetti ad un charity shop e tutto il ricavato della vendita viene devoluto in beneficenza. Acquistando la tua e le altre tazze abbiamo scelto di aiutare la croce rossa inglese, la ricerca contro il cancro, un ente che si occupa di animali in difficoltà e un’associazione che si prende cura dei bambini in ospedale. Grazie!

C – Cerimonia Civile

Il nostro matriomonio è stato celebrato con rito civile, all’interno della splendida location in cui si è svolto anche il ricevimento: Villa Suardi. Il rito civile, che può sembrare freddo e impersonale, ha il vantaggio di poter essere personalizzato al 100%, come avvenuto nel nostro caso. Oltre allo scambio delle promesse istituzionale noi abbiamo inserito un scambio di promesse “all’americana”, con frasi sdolcinate e lacrime a fiumi, lo scambio degli anelli (altrimenti non previsto) e il Rito della Luce, tutti guidati dal mio migliore amico Daniele. Per spiegare di cosa si tratta vi lascio le parole che ha utilizzato Dani per spiegarlo ai nostri ospiti

Per completare la celebrazione del loro matrimonio, Ludovica e Gianluca hanno scelto il rito della luce. Così come accendere una candela con la fiamma di un’altra candela accresce la prima fiamma invece che rimpicciolirla, così regalare all’altro il proprio amore non lo fa diminuire, ma moltiplicare. L’amore genera amore, come il fuoco genera fuoco. Gli sposi, ognuno con la sua candela, ne accenderanno insieme una terza, simbolo della loro unione e ripeteranno il rito ad ogni anniversario di matrimonio, rinnovando le promesse di questa giornata

Per concludere, non potendo lanciare riso all’interno della villa, abbiamo chiesto ai nostri invitati di ricoprirci di bolle di sapone!

D – Damigelle

Ad accompagnarmi in questi lunghissimi mesi di preparativi e soprattutto nel giorno più bello della mia vita c’erano le mie cinque ragazze, le mie amiche del cuore, le splendide Alice, Cecilia, Federica, Giulia e Martina. Oltre ad essere venute con me a scegliere/provare l’abito da sposa, le mie damigelle mi hanno aiutata a confezionare le bomboniere e a tenere sotto controllo ogni dettaglio della giornata. Sempre sorridenti e pronte a confortarmi sono loro che hanno regalato un tocco di magia al nostro matrimonio, bellissime nei loro abiti rosa!

E – Estero

Una parte dell’organizzazione del matrimonio è avvenuta mentre ancora vivevamo in UK e questo ha sicuramente contribuito alla decisione di prenderci due anni di tempo. Oltre a penalizzare le comunicazioni con i fornitori questo ha creato anche qualche piccolo problema burocratico, specialmente quando è stato il momento di fare le pubblicazioni. Essendo Gianluca residente nel Regno Unito, con regolare iscrizione all’AIRE, le sue pubblicazioni dovevano essere emesse dal Consolato Italiano a Londra, alla presenza di Gianluca e di un testimone (io). Così, a gennaio, siamo partiti per un weekend londinese durante il quale smazzarci anche questa procedura. Il Consolato ha poi provveduto ad inviare i documenti al mio comune di residenza che, allegate le mie pubblicazioni, ha spedito tutto al comune di Trescore Balneario, dove si è celebrato il matrimonio.

F – Fioreria Clorofilla

L’incontro con Greta ed Elisabetta della Fioreria Clorofilla è stato casuale e provvidenziale. Mamma e figlia (anzi nell’ordine figlia e mamma) sono le fioraie ufficiali della Longhi Banqueting, l’azienda che si è occupata di tutti i dettagli del nostro matrimonio, e le abbiamo incontrate ad un open day della nostra location. Quando il mio estro e la mia creatività hanno incontrato il loro gusto e la loro immensa bravura abbiamo visto scintille! Greta ed Elisabetta hanno studiato per noi e con noi un allestimento che fosse lo specchio della nostra personalità ma a portata del nostro portafoglio. Il risultato – ceste di erbe aromatiche, fette di corteccia con vasetti di fiori e candele e antichi cassetti ricolmi di piante e fiori – non poteva che essere eccezionale! Il tocco di classe senza precedenti? Il centrotavola a praticello e il portafedi unico nel suo genere!

Matrimonio non convenzionale? Bottoniere d’erbe aromatiche!

G – Guestbook

“Il vostro sarà un matrimonio a tema?” “Sì, il tema saranno Ludovica e Gianluca”. Così abbiamo scelto di procedere per tutti i dettagli, per fare in modo che da ogni elemento trasparisse chi siamo e cosa amiamo. Una delle cose che caratterizza la nostra storia fin dai primissimi tempi sono i viaggi. Non quelli oltreoceano o all’avventura ma quelli avanti e indietro tra Milano e Lecco per quattro anni, quelli in estate verso la nostra Viserbella e quelli in direzione Londra o Bristol, per raggiungere la casetta di Saltash. Per questo molti dettagli erano ispirati ai viaggi e tra questi il guestbook, o libro degli ospiti. Una vecchia valigia, dipinta di bianco, è stata la tela su cui i nostri invitati hanno potuto lasciare un messaggio, una firma, un segno del loro passaggio.

H – Hotel

Avendo alcuni ospiti dal Regno Unito ed essendoci sposati abbastanza distanti da casa abbiamo pensato di prenotare alcune camere d’albergo per far riposare chiunque non volesse riprendere l’auto la sera tardi. Scegliere l’hotel è stato semplice, ci siamo affidati alle due strutture convenzionate con la Longhi Banqueting. Per noi e per i nostri amici, giovani e forti, abbiamo scelto l’Ostello delle Tre Corone mentre i parenti si sono sistemati all’Hotel San Pancrazio, entrambi a Trescore Balneario. La festa è proseguita domenica 11 giugno nel giardino dell’Ostello, dove abbiamo pranzato tutti insieme con una pizza al volo prima di ripartire!

I – Invitati

Stilare la lista degli invitati ci è sembrato un gioco da ragazzi finchè non ci siamo resi conto di avere un elenco troppo lungo per le nostre possibilità. Purtroppo alla fine la rosa dei candidati si è “ristretta” a 135, pervenuti 110 circa (bambini compresi). A tutti coloro che sono stati esclusi dal mio o da altri matrimoni: non prendetevela. Purtroppo in questi casi bisogna fare delle scelte stando attenti al cuore e al portafoglio e credetemi se vi dico che non è facile dover depennare qualcuno. Noi abbiamo scelto di invitare solo i parenti più stretti e di dare spazio agli amici di sempre, scelta che rifaremmo altre mille volte. Un criterio importante per scegliere quali amici invitare? Quelli che sono sempre stati felici di vederci insieme!

L – Leggio

L’intrattenimento musicale è stato affidato a Miriam e Roberto, i due eccezionali musicisti che hanno suonato anche al matrimonio di mio fratello sotto il nome di “Leggio”. Insieme a loro abbiamo stabilito il mood della festa, le canzoni che non potevano mancare e l’orario in cui passare da un intrattenimento di sottofondo ad un party sfrenato con revival dai 70s in su. Discreti, professionali, bravissimi!

M – Massimo Manara

Tutte le foto che vedete qui e nel prossimo post sono state scattate da Massimo Manara e Diego Ruggiero, i nostri due fotografi che, prima di essere fotografi, sono amici. Ci hanno messo a nostro agio in ogni momento realizzando scatti indimenticabili e raccontando il nostro matrimonio con uno splendido reportage. Abbiamo scelto di affidarci a Max perchè ha scattato anche le foto del matrimonio di mio fratello e avendo visto come lavorava – pochi scatti in posa, tanta naturalezza – lo abbiamo voluto con noi. Diego, che per me è un fratello, lo ha accompagnato realizzando dei ritratti unici.

 

Curiosi di scoprire l’altra metà dell’alfabeto? Ci vediamo nel prossimo post!

Fa’ che il tuo non sia un dolore inutile

Oggi è esattamente un anno che papà ci ha lasciati e ancora una volta mi trovo a fare una riflessione sulla gestione del dolore. Chi ha la sfortuna di avermi come amica su facebook sa che il mio modo di vivere il dolore è condividerlo, buttarlo fuori, lanciarlo in pasto a chi può prenderne un pezzettino e alleggerirmi; ne avevo parlato anche qui, pochi mesi fa.

La riflessione che voglio fare oggi è un po’ diversa e deriva da alcune frasi che ho letto o sentito dire e che si trovano perfettamente in linea con l’atteggiamento che ho deciso di adottare quasi due anni fa, quando abbiamo scoperto la malattia di papà.

Quando muore qualuno, agli altri spetta di vivere anche per lui – altro non c’è, di adatto.

Mr Gwyn, A. Baricco

Questa è una di quelle che io amo chiamare vere verità, un dogma da prendere e ingoiare senza porsi domande. Senza volerlo, senza quasi farlo apposta, questo è lo stile di vita che ho adottato da quando papà non c’è più perchè io sono viva, per puro culo, senza alcun merito, e DEVO vivere anche per lui che non ha potuto fare tutto quello che avrebbe voluto. Per questo motivo mi sono portata la sua foto in viaggio di nozze e l’ho tenuta addosso per tutto il mese: papà ha sempre sognato l’America e ora, con me, l’ha vista e vissuta. L’ho portato a Yosemite, al Grand Canyon, a NYC, nella Monument Valley in mezzo ai suoi adorati cowboy, persino in canoa tra le mangrovie ai Caraibi. E poi a Broadway, ovviamente, come sul palco della Scala qualche mese fa, o al mare a settembre. Insomma papà, davvero, non se n’è mai andato. Continua a vivere nei miei occhi, che ora sono anche i suoi, nei miei piedi che camminano per il mondo e nelle mie mani che toccano e accarezzano volti familiari.

Un’altra frase che mi ha fatto molto riflettere l’ha detta una youtuber che seguo da poco ma che sto amando follemente, Cimdrp. Non ricordo la frase esatta ma il concetto era che nella vita ci capitano cose che non possiamo controllare ma in ogni momento quello che possiamo fare è decidere come reagire. Al dolore possiamo rispondere in due modi: lasciandoci sopraffare oppure rendendolo generativo. #ADOROH (per abbassare un po’ il livello di pesantezza di questo post). Quanto sarebbe più facile starsene a letto a piangere la morte del proprio padre crogiolandosi nelle attenzioni altrui? Quanto sarebbe più comodo giustificare ogni atteggiamento con un “eh ma ho perso mio padre!”? Solo che questo non è il modo in cui mio padre avrebbe voluto vedermi reagire, nè un tipo di reazione che mi appartiene. In me il dolore ha generato forza, voglia di riscatto per me e per le persone che amo, senso di orgoglio per il padre che ho avuto, bisogno di fare, di creare, di dire, di raccontare.

Ne parlavo con Gianluca in viaggio di nozze. Io parlo continuamente di mio padre e non mi vergogno a raccontare, anche a gente che mi conosce da poche ore, di averlo perso. Non me ne vergogno perchè non è una cosa di cui vergognarsi eppure, nel 2017, la morte è ancora un argomento tabù. Perchè? C’è qualcosa di più naturale che morire? Veniamo al mondo con un sacco di domande: non sappiamo se saremo ricchi o poveri, non sappiamo se ameremo qualcuno e se verremo ricambiati, non sappiamo che lavoro faremo da grandi ma sappiamo, con assoluta certezza, che prima o poi moriremo. Perchè dovremmo quindi aver paura di parlare della morte soprattutto quando ci tocca così da vicino? La morte di mio padre mi ha cambiato la vita, esiste un prima e un dopo, spesso mi trovo a fare cose che, se avessi ancora papà, probabilmente non farei. Non posso ignorare questo avvenimento, non posso fingere che non sia accaduto, devo e voglio parlarne e fare in modo che non sia stato inutile.

Tutto questo per dirvi che ho deciso di lanciare un piccolo progetto che probabilmente non prenderà mai piede, ma sognare è bello e soprattutto è gratis, che in viaggio di nozze ci siamo prosciugati i conti in banca, quindi lo faccio lo stesso: se state vivendo un grande o piccolo dolore, se avete bisogno di parlare della morte ma vi vergognate, se pensate che la mia storia sia simile alla vostra, scrivetemi! L’indirizzo è the.bubis.2011@gmail.com e il progetto ha un nome banale quanto efficace

#parliamone!

Io vi aspetto, e papà con me.